Intervista a Rosalia De Souza, che chiuderà JazzUp il 29/10
Quali sono i tuoi riferimenti artistici e quando hai pensato di fare della musica la tua professione?
I miei punti di riferimento sono i più classici della musica brasiliana come ad esempio João Gilberto, Caetano Veloso, ma in casa c’era un po’ di tutto, tanto la cultura popolare quanto la musica internazionale. Durante la mia infanzia io cantavo anche in italiano, senza conoscere neanche una parola, a casa avevamo il disco di Peppino di Capri! Lì è cominciato un po’ il mio cantare, avevo quattro anni. Ho capito che dovevo cantare per la vita, quando avevo tipo ventinove o trent'anni. Ero anche stanca di fare altri lavori per mantenermi, ero stanca di sentirmi sempre “affogata” e ho deciso di dedicarmi con tutte le mie forze alla musica e non l’ho più abbandonata se non in un breve periodo quando è nato mio figlio.
La tua passione per la musica viene dalla tua famiglia?
Non direi proprio che sia una cosa di famiglia perché, in realtà, non ci sono musicisti in casa, ma in Brasile tutti sentiamo la musica, sempre. E’ proprio una cosa culturale, è un modo di alleggerire un po' le nostre piccole ansie, i nostri dolori, cerchiamo di allontanare un po' gli “spiriti maligni” con la musica, perché è la cosa che ci è più congeniale.
Vivi in Italia da molto tempo ormai, credi che la cultura musicale italiana abbia influenzato il tuo modo di fare musica o viceversa?
Credo che l’influenza sia stata reciproca, così come io ho imparato la musica italiana, così credo di aver influenzato i musicisti con cui ho avuto il piacere di collaborare. Già dalla mia adolescenza ascoltavo Pino Daniele, poi quando mi sono trasferita in Italia ho approfondito molto. Ho ascoltato tantissima musica italiana soprattutto i dischi, i long play. Ricordo tantissime serate in compagnia di amici ad ascoltare interi vinili, non potevi scegliere, o skippare, bisognava sentire tutto l'album e così ho conosciuto tantissima musica italiana. All’epoca per sapere se un'artista ti piaceva, dovevi ascoltare tutto la sua produzione. Amo quasi tutta la vecchia musica italiana, ma ora non sento quasi più niente, se non quello che scelgo io di sentire a casa, perché il mondo della musica è cambiato molto. Oggi ci sono artisti che con una canzone ottengono 3 dischi di platino. Non sapete che fatica era riuscire a fare un disco di platino, dovevi vendere un milione di copie, cioè di dischi fisici in tutto il mondo!
Hai calcato palchi molto importanti in tutto il mondo. Hai ancora un sogno nel cassetto, musicalmente parlando, una collaborazione ad esempio?
Ci sarebbero tantissimi sogni nel cassetto, ma realisticamente vorrei ripetere un’esperienza già vissuta e poterlo fare sempre più spesso, cioè cantare con un'orchestra. L'orchestra è l'apoteosi della musica perché quando tu stai lì che canti sei uno strumento come tutti gli altri, loro ti ascoltano e tu ascolti loro. E’ un momento di intesa e di intimità fortissima con altre persone che nemmeno conosci.
Siamo molto emozionati di averti insieme a Paolo Di Sabatino, Antonio De Luise, Roberto Rossi e Sandro Deidda nella serata di chiusura del nostro Festival. Ti emozioni ancora quando sali sul palco o ti viene naturale?
L'emozione c’è sempre, l’attimo prima di salire sul palco è il momento peggiore per me, un momento di tensione pazzesco. Quando poi salgo sul palco e comincio a cantare, mi lascio trasportare con tranquillità verso l'emozione che il pubblico mi trasmette, non è solo una questione di note musicali, io credo che l'emozione abbia una frequenza e questa mia frequenza va a toccare certe persone. Questa è la ragione per cui io salgo sul palco, ho capito che il mio lavoro è passare emozioni alle persone.
Com'è stato ri-salire sul palco di nuovo dopo la pandemia?
E’ stato un momento molto difficile per noi artisti. Stare un anno e mezzo senza lavorare e senza avere l'aiuto del governo ci ha avvelenato un po’ tutti. Nell'attesa che quel periodo ci portasse qualcosa di bello che crescessimo, che diventassimo più umani e più civili io ho scritto un album. Nel momento del caos bisogna trovare le opportunità, quindi è il momento in cui la mente lavora di più e trova le soluzioni. Ho scritto questo album che è la storia d’amore con un uomo che ho incontrato l'ultimo giorno di agosto del 2019. L'ho conosciuto e subito mi sono innamorata. E’ stata una storia d’amore brevissima, ma molto intensa. In questo disco c'è tutto, dall'inizio del nostro rapporto che comincia con un Abraço. Anche se ho capito che non era la persona per me, questo innamoramento mi ha permesso comunque di tirar fuori tutta la mia creatività.

